Mi rendo conto che molti cittadini non sanno come funzioni la gestione dei comuni e con la quarta puntata della rubrica “Le Bugie Su Rapinese” è necessario che si faccia chiarezza.
Quale norma in Italia disciplina l’organizzazione e il funzionamento dei comuni? Semplice: il Testo Unico degli Enti Locali.
Vediamo insieme il comma 1 dell’art. 107 del TUEL:
“Spetta ai dirigenti la direzione degli uffici e dei servizi secondo i criteri e le norme dettati dagli statuti e dai regolamenti. Questi si uniformano al principio per cui i poteri di indirizzo e di controllo politico-amministrativo spettano agli organi di governo, mentre la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica è attribuita ai dirigenti mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo.”
Quindi?
Quindi i poteri di indirizzo spettano agli organi di governo, mentre la gestione tecnica è attribuita ai dirigenti.
Solo il dirigente quindi può, eventualmente avvalendosi di relazioni di tecnici a supporto, agronomi nel caso di specie, determinare se una pianta sia da abbattere e con quale pianta debba essere eventualmente sostituita. Il comma 1 dell’art. 107 del TUEL ci dice proprio questo.
Il perché è semplice. Nel nostro ordinamento sindaco diventa chi rappresenta il popolo e non chi ha competenze specifiche. Competenze che, comunque, per mandare avanti un intero comune, non basterebbero mai. Supponendo che la legge da domani chiedesse a chi si vuole candidare alla carica di sindaco di essere laureato in giurisprudenza, che ne saprebbe un avvocato di ponti, fognature o piante?
Introdurre competenze specifiche come requisito ad una carica elettiva, poi, trasformerebbe la nostra democrazia (governo del popolo) in una aristocrazia (governo dei migliori).
Chiarito che il sindaco, lo dice la legge, potrebbe anche essere un analfabeta e che il suo dovere principale è il rappresentare il popolo, dando indirizzi e stanziando le relative risorse, e che il dirigente è quella figura che la Repubblica seleziona tramite concorso pubblico (e che quindi non è soggetto al giudizio/voto del popolo) per la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica dei comuni, è evidente ora a chiunque che Rapinese, anche se lo avesse voluto, cosa che ha smentito in tutte le maniere possibili, circa le piante di via XX e nel cannocchiale dei giardini a lago, non avrebbe avuto nessuna competenza e/o responsabilità.
Perché allora a Como il sindaco è al centro di una gogna mediatica che lo individua come nemico dei ciliegi e accanito sostenitore dei peri?
Semplice: perché a Como c’è un sindaco che sta amministrando bene e i partiti, con i loro amici, non sopportando, né i partiti né i loro amici, di essere divenuti totalmente ininfluenti, insieme, uniti come un sol uomo, cercano di creare dissenso nei confronti di Rapinese per toglierselo dai piedi e tornare a amministrare, male, la città.
Un esempio?
Il 7 marzo 2026 Sergio Gaddi, sul quotidiano “La Provincia di Como”, ha dichiarato:

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Come fa Sergio Gaddi, che per la cronaca non risulta essere laureato in Scienze e Tecnologie Agrarie ma in Economia, e nel suo percorso di studi dovrebbe aver sostenuto anche un esame in Diritto Amministrativo, a non conoscere il TUEL?
Come può un giornalista, nel riportare la notizia ai propri lettori, non comunicare loro che l’accusa mossa da Gaddi al sindaco di Como durante la manifestazione ai giardini a lago era risibile e che si trattava di una palese e oggettiva farneticazione/bugia?
Per far capire quanto sia tecnica, e non politica, la questione dei ciliegi, qui sotto riporto stralcio della “Relazione Specialistica” relativa al cannocchiale del Tempio Voltiano firmata dall’agronomo (il cui incarico non è certamente stato firmato da Rapinese ndr) il 19 gennaio 2026:
“La scelta della specie proposta (il pero) è motivata dalla sua maggiore resistenza alle principali avversità fitopatologiche, dalla buona adattabilità ai climi di tipo continentale – quale quello dell’area in esame – e dalle favorevoli caratteristiche di rusticità e tolleranza agli stress ambientali. Pyrus calleryana ‘Chanticleer’ (il pero) presenta inoltre un elevato valore ornamentale e un portamento idoneo al contesto del viale alberato, contribuendo in modo significativo alla riqualificazione paesaggistica dell’area di intervento. L’operazione di messa a dimora delle nuove piante dovrà essere preventivamente autorizzata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Sondrio e Varese”.
Per smascherare la bugia di Gaddi, pongo a Sergio tre domande:
Sergio, considerato che il TUEL non attribuisce a me il compito di scegliere peri o ciliegi e/o quali piante abbattere e/o piantare, come puoi affermare che sia mia responsabilità quanto ha firmato l’agronomo? Rapinese rispetta i ruoli e non cerca di condizionare figure autonome e indipendenti quali agronomi, commissari della Commissione per il Paesaggio e/o Soprintendenze varie in servizio per la Repubblica, pensi invece che lo abbia fatto? Visto che mi imputi il controllo di documenti e scelte che non dipendono da me, quando eri al governo della città nella giunta Bruni, funzionava così?
Ora una richiesta invece ai giornalisti comaschi:
Cari giornalisti comaschi, posso chiedervi d’ora in poi, quando Rapinese viene accusato di qualcosa, prima di mandare in stampa e/o pubblicare su internet gli articoli, di accertare la “verità sostanziale dei fatti”?
Oltre ad essere una gentilezza nei miei confronti, stareste anche adempiendo ad un preciso “obbligo inderogabile” derivante dall’esercizio della professione che avete scelto.
Cari giornalisti, il sindaco, come abbiamo visto, per legge, può essere un analfabeta, ma un giornalista, sempre per legge, non può esserlo. Tenetelo a mente.
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#LeBugieSuRapinese004