#047 – La via del (tanto) Lavoro (di Rapinese)

Pronti, partenza… via.

Manco il tempo di insediarmi, erano passati 20 giorni, e mi vedo portare via un pezzo della strada più trafficata in città: più o meno 500 metri quadri di via del Lavoro, strada altrimenti definita “bretella” o “tangenzialina”. Strada fondamentale per accedere alla Pedemontana e all’Autostrada.

Bingo.

Sì.

Proprio così.

La giunta Rapinese si era insediata l’8 luglio del 2022 ed il 28 dello stesso mese ereditava la prima delle infinite “rogne” che i suoi predecessori o avevano con eleganza generato o con destrezza schivato.

Cos’era successo?

Il sindaco Bruni, sant’uomo, nel 2008 aveva cercato di acquisire un terreno in via del Lavoro per farci passare sopra la futura tangenzialina. Ottima idea la tangenzialina. Bravo Stefano. Strano che Stefano e i vari “fenomeni” che lo hanno accompagnato, tipo l’assessore al bilancio Sergio Gaddi, non abbiano portato a termine l’acquisizione e abbiano lasciato a Rapinese, ben nascosta nel sottosuolo di via del Lavoro, una devastante mina pronta ad esplodere. Strano davvero. Erano amministratori così attenti…

Poi? Poi arriva il Goden Boy del PD Mario Lucini, ma essendo che per lui bisognava circolare solo con biciclette, possibilmente d’epoca, che sono più chic, anzi, più radical chic, non se ne interessa: chissenefrega di quelle cose a quattro ruote così in voga tra i poveracci. Niente. La mina resta lì.

Poi? Poi arriva Landriscina: l’uomo del 118. Anche lui la faccenda non la risolve perché, essendoci gli elicotteri, il problema era un finto problema: non ci sarà più la strada che porta in Autostrada? Bene. I comaschi si sposteranno in elicottero!

Morale? Il legittimo proprietario del terreno su cui è passata la tangenzialina, ad una certa, pretende la restituzione del terreno.

Anzi.

In verità il privato il terreno non lo voleva, complice una serie di amministrazioni guidate da disadattati politici, che ancora parlano, il privato pensava di utilizzare quel terreno come arma di scambio per qualcosa di ben più prezioso: il suolo della propria attività. Suolo che stava occupando senza titolo. Suolo che era di proprietà del Comune di Como.

Capito? Mentre i politici dormivano (???) non si rendevano conto (???) che, non sistemando le scartoffie, in via del Lavoro, stavano consegnando al privato un gigantesco jolly da giocarsi contro il Comune!

Quando Rapinese prende servizio e verifica le carte, volendo stracciare il jolly nelle mani del privato, dà fuori di matto: sistemare la questione della tangenzialina non era solo una faccenda amministrativa, era una faccenda di orgoglio. Con Rapinese il Comune non si fa imporre nulla dai privati. Neanche per scherzo. Il Comune con Rapinese non cerca compromessi, ordina. E Rapinese era disposto a tutto per recuperare l’onore.

Chiedo ai dirigenti di sistemare la faccenda ad ogni costo e comunico a chiare lettere piuttosto che far umiliare il Comune di Como sono disposto anche a restituire la strada per due minuti e poi riespropriarla di nuovo: ovviamente addebitando i costi di smantellamento / restituzione / rifacimento della strada a chi, negli anni precedenti, avesse maturato delle responsabilità.

Il primo tentativo di sistemare la faccenda è stato risolutivo?

No.

Il dirigente aveva provveduto a sanare l’acquisizione senza coinvolgere il Consiglio Comunale. Unico soggetto titolato all’acquisizione.

Il privato, sempre per raggiungere il proprio obiettivo, ovviamente impugna e dice: “cicci, non può essere un dirigente a prendere quella decisione, si deve esprimere il Consiglio Comunale”.

Uno a zero per il privato. Ma chi conosce Rapinese sa che l’unico sorriso al quale è interessato è quello che si mostra in favore di telecamera al triplice fischio. Ride bene solo chi ride per ultimo. Chi ride prima, chiedere referenze a Minghetti che al ballottaggio già considerava la vittoria in pugno, con Rapinese, rischia grosso.

Bene.

Imbestialito come una mamma gatta che vede umani in prossimità dei propri micini, Rapinese porta la questione prima in Giunta e poi in Consiglio Comunale.

Ok.

Onore riparato?

Non ancora.

Il privato, ritenendo che il Consiglio Comunale avesse agito oltre i termini consentiti, tenta, per raggiungere l’obiettivo di farsi consegnare dal Comune il terreno dove sorge la propria attività, l’ultima disperata carta portando il Comune nuovamente al TAR.

Disastro.

Il TAR gli dà ragione.

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Erano cavoli: o negoziavamo o davvero avremmo dovuto restituire la strada.

Furioso, come e più dell’insuperabile Orlando, riunione dopo riunione mi convinco della possibilità di poterla spuntare in Consiglio di Stato.

Come è andata a finire?

Gioco, partita, incontro.

The winner is… Rapinese.

Dove sono le telecamere alle quali mostrare il mio modesto sorriso?

Ecco l’inappellabile sentenza:

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Mettiamola così:

  • Como, prima di Rapinese è stata amministrata da persone alle quali, in caso di week end urgente a Riccione, non avrei affidato nemmeno le cure di una pianta grassa;
  • Il Comune, con Rapinese al comando, non si fa imporre transazioni e/o dettare la linea da nessuno;
  • I politici ancora in vita che hanno governato il Comune di Como prima di Rapinese, prima di esprimere giudizi su Rapinese, dovrebbero riflettere attentamente sul loro operato.

Comunque via del Lavoro ora apparterrà ai comaschi per sempre.

E Rapinese, da quando è al Lavoro per la propria città, sta lavorando come nessuno mai.

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PS: fossi nel privato, ora, mi rivolgerei ad un bravo agente immobiliare per trovare una nuova sede per la propria attività.

PS del PS: sfortuna vuole che il migliore non sia disponibile. È al Lavoro per la sua Como…

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#CosaHaFattoRapinese047