Villa Olmo, come molti altri progetti, sta segnando, nettamente, la differenza tra la giunta Rapinese e le giunte del passato. Giunte, quelle del passato, a volte capaci di ottenere finanziamenti, ma non in grado di trasformarli in opere. E il finale era sempre lo stesso: il finanziamento veniva revocato.
Alcuni esempi? Dorsale dei Pellegrini, giardini a lago, restauro delle mura e via discorrendo.
Appena insediato, Villa Olmo era uno di quei finanziamenti per i quali, in giro per i corridoi degli uffici delle opere pubbliche, le facce comunicavano a chiare lettere che sarebbero stati gli ennesimi fondi che ci saremmo visti revocare.
Dirò di più: riunione dopo riunione, iniziavo a percepire qual era il consiglio non detto: “non partecipiamo a eventuali nuovi bandi altrimenti rischi nuove sicure figuracce”.
Presa in mano la baracca e approfondite le relative normative, ho convocato immediatamente più riunioni ribadendo ad ogni tavolo che il perdere fondi PNRR avrebbe costituito, oltre ad una figura di palta per il sindaco, anche un danno alle casse dell’Erario.
Oltre all’aspetto giuridico, ho messo subito in chiaro con gli uffici che la giunta Rapinese non avrebbe mai consentito, e avrebbe indagato le relative responsabilità fino alle estreme conseguenze, la perdita di finanziamenti.
I malconci e disorganizzati uffici di Palazzo Cernezzi – non nascondiamoci, prima di Rapinese erano proprio così, uffici che avevano mandato al macero scuole, musei, impianti sportivi, via del Doss, case popolari, strade, marciapiedi, cimiteri, monumenti, fontane, parchi e tutto il resto, generando, ciliegina sulla torta, pesantissimi contenziosi ad ogni passo – dovevano cominciare a, come diceva un mio allenatore di hockey su ghiaccio, “togliersi la paglia dal culo” e cancellare le ormai incancrenite facce da “piangina” sostituendole con facce determinate e orientate al successo.
Così è stato.
Ed in tempo zero siamo arrivati a completare il progetto di Villa Olmo (che, ribadisco, al mio insediamento era dato per spacciato).
Sorpresa delle sorprese, l’Amministrazione Rapinese, dopo le dormienti amministrazioni Lucini e Landriscina, finisce il progetto, è pronta a mandarlo a Fondazione Cariplo per sbloccare l’ennesimo finanziamento a rischio, e cosa succede? Fondazione Cariplo, nonostante li avessimo tranquillizzati mostrando la road map che avremmo onorato, e così è stato, revoca sul fil di lana i fondi promessi nel lontano 2013. Eh già… nove anni con i partiti la Fondazione li ha potuti aspettare… con Rapinese, sul fil di lana… ZAC!
Panico. Quel milioneeseicentomila euro revocato da Fondazione Cariplo, denaro che dopo le interlocuzioni avute con la Fondazione eravamo certi non venisse revocato, denaro che serviva alla città per concludere e portare in giunta il progetto di restauro della Villa, non sapevamo proprio dove andare a recuperarlo.
I milioni del PNRR infatti non sarebbero bastati.
In nove mesi avevamo fatto il lavoro che nei nove anni precedenti non era stato fatto, ma non è bastato. Il Cda di Fondazione Cariplo, di cui il cernobbiese Lironi era parte, si era riunito ed aveva, a poche ore dal nostro utilizzo, deciso la revoca (circa Lironi e Fondazione Cariplo poi un giorno parleremo degli zero euro riconosciuti anche all’universalmente apprezzato e condiviso – da Uffizi e Brera inclusi – progetto per il restauro dei musei presentato agli emblematici 2024).
Complice l’aggiornamento dei listini, con aumenti folli dovuti a virus e guerre, per poter procedere con il restauro di Villa Olmo, e dovevamo farlo altrimenti saremmo incappati nel danno da mancata spesa, abbiamo dovuto tagliare svariati milioni di opere fondamentali per la comunità.
Reperiti, con sanguinosi tagli alla spesa, i fondi, abbiamo portato il progetto di Villa Olmo in giunta e dato il via ai lavori.
Nel caos generale, imputabile all’aver rianimato uffici moribondi, rimanevano però ancora da salvare oltre 700.000 euro per le serre. Sempre di Villa Olmo. Sempre finanziati da Fondazione Cariplo. Anche quei fondi erano a rischio… era meglio darsi una mossa.
Salvati.
Ora le opere, con estrema fatica per via della delicatezza del restauro, a Villa Olmo stanno procedendo e la quarantacinquesima puntata della rubrica “Cosa Ha Fatto Rapinese” è per festeggiare insieme ai lettori il primo successo:
Il Tempietto dell’Amore è finito.
Fatto.
Pronto.
Possiamo godercelo.
Matrimoni inclusi.
Come per tutti i lavori però, anche il Tempietto dell’Amore ha messo a rischio le mie coronarie.
Perché?
Semplice, mentre stavamo procedendo al restauro ci siamo accorti che sotto il pavimento da noi ritenuto tale, c’era il pavimento vero.
Bello.
Fighissimo.
Ma in corso d’opera tutto andava riprogrammato. Sia lo stanziamento che il progetto.
Fatto.
Oggi è pronto.
Spettacolo vero.
Godiamocelo.

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#CosaHaFattoRapinese045